Coppia

L’amore malato

amore malato

I volti dell’amore

Quali sono le forme dell’amore o meglio quelle che si travestono di questo sentimento velando aspetti spesso problematici e addirittura patologici? Cos’è l’amore malato? Tutti desideriamo di essere amati eppure delle volte è dall’amore che vogliamo essere salvati.
L’amore, forse più di ogni altra esperienza, mette in moto bisogni, fantasie, passioni, pensieri e convinzioni nutrite poi anche dalle nostre caratteristiche personali, da quelle culturali o dai modelli d’amore ereditati dal passato, costituendo così per ognuno di noi un senso e un significato suo.

L’ amore è desiderio divenuto saggezza;
l’amore non vuole possedere nulla, vuole solo amare.
(H. Hesse)

Quando amare troppo (o essere troppo amati) diventa un problema?

Chi ama troppo ha bisogno di sentirsi continuamente rassicurato del sentimento del proprio partner e della sua fedeltà, è alla continua ricerca di certezze inerenti al suo rapporto di coppia perché è a quello che collega poi tutte le sue sfere vitali, dai suoi interessi personali e i propri spazi fino alla rappresentazione mentale di sé stesso.
amore malatoIo esisto perché ci sei tu e tu esisti per me! È questo il modo in cui la persona percepisce la propria vita e la propria persona cercando disperatamente il senso dei propri valori nella relazione: i propri interessi, i propri spazi, il lavoro, la rete sociale… La presenza dell’altro diventa un bisogno di cui non se ne può fare a meno trasformando sempre più il volto dell’amore in senso d’impotenza, di abbandono, senso di possessione, di controllo, di frustrazione, rabbia e dolore. Sotto l’espressione di questo forte sentimento e bisogno per l’altro però, si nasconde una forte paura di essere abbandonati, di non essere all’altezza del partner e di sentirsi continuamente minacciati dal fatto di essere lasciati da un momento all’altro.

E’ frequente lo scenario della coppia in cui uno dei due, in funzione del sentimento che prova, chiama o invia messaggi tante volte al giorno oppure ogni volta in cui il partner non risponde va in ansia, si arrabbia e immagina il terrore di essere abbandonato/a, tradito/a, insicuro/a dell’amore ricevuto.
L’altra persona, il/la partner, di fronte a reazioni del genere si giustifica della propria innocenza, rassicura del sentimento che prova e se questo inizialmente funziona, dopo un po’ non basta più, non è abbastanza per far vivere in modo sereno l’altro che è disposto a fare qualsiasi cosa, pur di stare nell’orbita del proprio partner.
Ogni giustificazione e ogni scusa fornita dal partner anziché rassicurare vengono percepite come la conferma delle proprie paure: mi tradisce; non mi ama più; mi vuole lasciare. Questa diviene una fase critica dove si può sfociare nella violenza psicologica e fisica e nella vera e propria persecuzione che impedisce lo sviluppo individuale, quello della coppia e che riversa tutte le energie in tentativi disperati di controllare il partner per modellarlo come si desidera (controllo del tempo, del denaro, delle compagnie e relazioni amicali e familiari, degli spazi, ecc.) tentativi questi mascherati dal troppo amore.
È questo lo scenario in cui l’amore da un sentimento bello e unico nelle sue sfaccettature si trasforma in un sentimento malato, uno scenario dove il confine tra una relazione caratterizzata da
un sentimento disordinato e burrascoso e l’amore patologico è sottilissimo.

Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore.
Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto,
sono due ali dello stesso gabbiano.

(Osho)

Ma qual è il dosaggio sano dell’amore?

L’amore non si può programmare o quantificare, l’unità di misura dell’amore è unico per ognuno di noi perché ognuno di noi ha il suo modo di amare e d’intendere l’amore. L’amore è sano quando è funzionale alla nostra vita senza eccedere nelle sue espressioni, quando il sentimento che proviamo nutre in armonia tutte le nostre sfere vitali. L’amore è ciò che porta a condividere spazi e amicizie in serenità, a coltivare la coppia in tutte le sue sfere vitali ma anche a promuovere l’autonomia, l’indipendenza e la libertà individuale, dei propri interessi e valori.
Quando il rispetto, il sostegno, lo spazio e il tempo condiviso assieme cedono il posto a paura e mortificazione, quando non ci si sente più amati ma di dover corrispondere all’ideale dell’altro senza mai riuscirci, come possiamo definire questo modo di amare o essere amati se non amore malato?
Per di più, la cronaca di tutti i giorni ci riporta casi di delitti passionali e di femminicidi che con l’amore non hanno niente a che fare ma si tratta di vere e proprie ossessioni patologiche e di disturbi
seri che vanno considerati in modo serio!

Queste espressioni o manifestazioni d’amore non sono altro che la visione disfunzionale di essa che viene nutrita da un “modo di amare” patologico. L’innamorato di una volta diviene la persona che dell’amore ne fa un bisogno malato, non necessario alla coppia ma indispensabile a chi si aggrappa ad esso e che diventa motivo di cavilli estenuanti nel proprio modo di essere e di vivere.

 

Lindita Prendi, Silvia Bonini, Davide Lacangellera, Luca Pianigiani.

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