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Pensare troppo per perdersi

Pensare troppo per perdersi

Chi per almeno una volta non si è trovato a fare i conti con la mole dei pensieri che invadono la mente e impediscono lo svolgersi delle normali attività quotidiane. Spesso vi sono motivi importanti che potrebbero giustificare un certo impegno mentale come ad esempio problemi di salute o familiari, ma molte altre volte accade che pensieri apparentemente gestibili si trasformano in vere proprie trappole mentali fino a diventare incontrollabili.

Lo smarrimento della ragione

Che il pensare troppo possa creare dei problemi appare evidente a chiunque, basti pensare alla persona che aspetta il momento opportuno per prendere una determinata decisione, che pensa il modo migliore o le parole giuste per comunicarle a qualcuno per lei importante, che aspetta di agire perché prima vuole essere certa di quello che fa e si perde a prevedere ogni minima possibilità di fallimento, ecc.
In questo senso tutti noi, abbiamo avuto a che fare almeno una volta con un pensiero che ha attivato le nostre capacità intellettuali e di ragionamento portandoci spesso a sviluppare l’illusione di poter controllare e gestire ogni cosa. Ma come la vita di tutti i giorni ci insegna, questa illusione crolla di fronte all’impossibilità di controllare il caso, le malattie, le perdite o lutti, fenomeni individuali, sociali o naturali.
Tuttavia, quando la razionalità viene estremizzata, si trasforma da risorsa in limite e questo accade quando cerchiamo di adattarla a quelle situazioni in cui la ragione non conosce ragioni come ad esempio le paure irrazionali, i dubbi, le relazioni amorose controverse ecc.

Il controllo che fa perdere il controllo

Facciamo l’esempio di una persona che tende a pianificare e organizzare la propria vita nei minimi dettagli, da quando si sveglia a quando va a letto la sera. Tutto ha un ordine ben preciso, dei tempi da rispettare e una certa pretesa negli effetti o risultati da ottenere. La vita di questa persona funziona bene finché è in grado di mantenere questo ordine e di prevenire qualsiasi intralcio.
Ma immaginiamo che per un motivo qualsiasi non riesce ad andare al lavoro in orario, inizia ad agitarsi, si innervosisce e già pensa che l’ordine programmato si è rovinato e che tutta la giornata ne risentirà di questo inceppo. Il pensiero va agli impegni fissati che dovranno slittare, al fatto che forse non riuscirà a farli tutti, e nel tentativo disperato di tenere a bada gli effetti devastanti a cui potrebbe andare incontro, la persona entra in una trappola mentale in cui cerca di mantenere il controllo di tutto.
E’ proprio il tentativo di far andare le cose come pianificato e quindi decidere a priori come dovrebbero svolgersi che si trasforma nel controllo che fa perdere il controllo.

L’inquilino indesiderato

Un altro esempio potrebbe essere la persona imprigionata nel tentativo di dominare pensieri, parole, suoni o immagini che potrebbero assumere un vero e proprio carattere ossessivo e patologico.
L’ossessione infatti, si manifesta con pensieri intrusivi che possono consistere in parole, frasi o immagini che insorgono involontariamente nella mente della persona e che non hanno uno scopo preciso. L’involontarietà e l’irruenza del pensiero/immagine intrusiva in qualsiasi momento della giornata o durante qualsiasi attività, porta la persona a vivere la sua realtà in modo frustrato e invalidato fino, nei casi estremi, a bloccarla completamente nelle attività della propria vita.
Il rimugino e il tentativo di combattere tali forme ossessive al fine di scacciarle sono una ulteriore forma di controllo non riuscito che amplifica ancora di più il senso di frustrazione e di impotenza di chi ne soffre. Ne sono altri esempi altre forme ossessive come il dubbio patologico, ovvero, una forma di disturbo caratterizzata da dubbi o domande continue che invadono la mente della persona e che nessuna risposta tentata diventa poi esaustiva da farli cessare del tutto. Nel tentativo di far sciogliere il dubbio, si crea una sorta di dialogo interno che finisce per intrappolare la persona nei suoi ragionamenti e pensieri. Più si cerca di approfondire per concludere più si sprofonda smarrendosi. Si potrebbero fare esempi diversi caratterizzati dal pensare troppo e dal controllo ossessivo, esercitati, al fine di dominare il disagio che provocano.

Ma qual è la giusta dose del pensare e del controllo ?
Non si può quantificare il ragionamento giusto e non si può nemmeno pensare di non doverci pensare bene prima di prendere delle decisioni importanti o di non prestare attenzione e un certo controllo alle cose che facciamo. Diviene necessario però, valutare se quanto viene esercitato risulta funzionale allo scopo che si vuole ottenere o addirittura lo rende controproducente.
Va considerato che non si può controllare tutto e bisogna mettersi nella condizione di assumersi il rischio di pensare o lasciare qualcosa senza il totale controllo. La persona che pianifica le giornate ad esempio, si dovrebbe assumere il rischio che qualcosa vada storto e impegnarsi volontariamente a cedere gradualmente il proprio controllo ossessivo fino a rendere la sua mente più flessibile e pronta ad accogliere gli imprevisti.
In poche parole, l’esercitazione della logica razionale e del controllo a tutto si trasforma in rigidità e come la fisica ci insegna, l’ordine per mantenersi ed evolversi richiede un certo disordine.

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