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Problematiche dell’età evolutiva e genitori co-terapeuti

Durante la traiettoria evolutiva, ogni bambino manifesta specifiche problematiche che possono essere di natura fisica, emotiva o psicologica. Molte di queste tendono a scomparire con l’età e non necessitano di interventi particolari, ma altre possono permanere nel tempo o lasciare strascichi nella vita del bambino coinvolto e della sua famiglia.

Le problematiche emotive e psicologiche in età evolutiva

L’intercettazione dei segnali di allarme in età evolutiva non è semplice anche perché, le caratteristiche di una specifica manifestazione del problema possono variare di continuo durante il processo di crescita. Si dovrebbe valutare attentamente quando una specifica situazione o cambiamento nel bambino può rappresentare un aspetto normale evolutivo e quando, un possibile quadro psicopatologico che necessità maggiore attenzione e conseguente intervento.

L’intensità e la frequenza della comparsa del problema, la durata e l’invalidità nella quotidianità del bambino coinvolto, la variazione dei ritmi fisiologici come l’alimentazione e il ciclo del sonno e la variazione dei comportamenti e delle reazioni emotive possono essere alcuni aspetti da osservare e sottoporre a ulteriore valutazione quando presenti e mantenuti nel tempo.

Le problematiche più frequenti

Le più frequenti difficoltà individuabili nelle fasi di età infantile e adolescenziale si possono osservare attraverso sfuriate d’umore, rifiuto di fare le cose quando richieste, opposizione rispetto a regole o a divieti nel caso del disturbo oppositivo-provocatorio; richiesta costante di attenzione, evitamento e reazioni emotive intense nel caso di paure specifiche come la paura del buio o paura di dormire da soli;  iperattività, tic e rituali specifici;  disturbo ossessivo-compulsivo; enuresi diurna e/o notturna non consona per età e funzionamento del controllo sfinterico; sintomi fisici e somatici, attaccamento eccessivo con uno o entrambi i genitori e continua richiesta d’aiuto da parte dell’adulto nel caso della fobia scolare o generalizzata fino a negativismo e problemi comportamentali che possono sfociare nell’aggressività e forme di psicopatologia più seria .

La terapia indiretta

In Terapia Breve Strategica, l’intervento terapeutico consiste nell’utilizzo della figura del genitore come co-terapeuta del proprio figlio. Chi meglio del genitore stesso, conosce il linguaggio e le abitudini del bambino?! Al di sotto dei 13 anni, in genere, si predilige lavorare con i genitori, individuando insieme modalità comunicative e pratiche in modo da cambiare la situazione problematica senza portare il bambino in terapia.

Il cambiamento promosso attraverso i genitori, dietro la guida del terapeuta, è la forma di cambiamento che meglio raggira le possibili resistenze del bambino e del sistema stesso.

Esso fornisce loro, gli strumenti per gestire le difficoltà del figlio come suoi punti di riferimento principali, aiuta a ristabilire la gerarchia familiare e a trasformare il senso di impotenza vissuto, in percezione di senso di utilità e capacità di fronte alle difficoltà del figlio.

Bibliografia suggerita:

Bartoletti M. (2017), “Cambiare per crescerli. L’intervento strategico per bambini in età prescolare”.   Editore ilmiolibro self publishing

Nardone, G. e il Centro di Terapia Strategica (2012), “Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Problemi e soluzioni per il ciclo della vita”, Editore Ponte alle Grazie, Milano

Balbi, E., Artini, A. (2009), “Curare la scuola”, Editore Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone, G., Giannotti, E., Rocchi, R. (2001), “Modelli di famiglia”, Editore Ponte alle grazie, Milano

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